Cenni Storici

Le tele romagnole stampate a mano hanno una data di nascita incerta ed origini ancora molto vaghe. E’ certo che l’arte della stampa con blocchi fosse nota addirittura agli Egiziani. Troviamo riferimenti a simili tecniche di lavorazione grazie agli scritti del geografo greco Stabone, del 60 a.C.. Gli statuti dei Pittori di Venezia ci tramandarono notizie di battuti veneziani risalenti al 1441. E’ noto che i tessuti stampati con i cliches di legno vennero prodotti in tutti i paesi europei ed orientali tra il ‘400 e il ‘700, perfino con decorazioni d’oro e d’argento. E’ probabile che la tecnica originale della stampa a mano della seta, praticata anche in India, sia stata importata in Europa dagli Inglesi. Fu la stampa rotativa, inventata in Scozia nel 1785, a decretare l’avvio di tecniche di impressione rivoluzionarie e il tramonto della stampa a mano con blocchi di legno.

I più antichi documenti risalenti alle stampe romagnole in nostro possesso risalgono ai primi decenni dell’ottocento. Si può accreditare l’ipotesi che l’attività delle tele romagnole stampate a mano sia però addirittura precedente. In Romagna la stampa a mano cambia supporto. Al posto della seta, preziosa e sottile, vengono utilizzate canapa, lino e cotone ovvero materiali tessuti a telaio localmente.

Sono i materiali del mondo contadino, che differiscono dal delicato e prezioso tessuto orientale per il quale occorreva un’inchiostrazione molto liquida con stampi sottili che richiedevano una pressione decisamente leggera per imprimere manualmente gli stampi. I tessuti grezzi e ruvidi su canapa romagnola richiedevano invece un’inchiostrazione densa, uno stampo dal tratto grosso sul quale imprimere un’energica martellatura con una speciale mazzetta appesantita da piombo e battuta ripetutamente al fine di far penetrare efficacemente il colore. Per distinguere una stampa originale da un’imitazione industriale è sufficiente infatti controllarne il rovescio: si potranno riconoscere le tracce della buona e robusta stampata.

Nella storia di questo antico procedimento i primi drappi hanno soggetti sacri e vengono usati per le funzioni religiose, oppure ammantano equini e bovini durante le fiere e le festività (molto note ancora oggi sono le coperte per i buoi e quelle di Sant’Antonio), ma ben presto le tele vengono impresse anche per la casa e per la biancheria con soggetti della società agricola: spighe, uva, cardi, galli, brocche del vino… Un atro elemento di originalità della stampa romagnola su tela è il tipico color ruggine, ricavato dall’ossidazione del ferro sciolto nell’acido.

Mescolato con farina e aceto il colore diventa un impasto della densità giusta per essere trasferito sullo stampo e quindi impresso sul tessuto. Lo stampo è di legno duro (il pero è particolarmente adatto) ed è inciso a mano dallo stampatore stesso o da artigiani specializzati. Buone braccia per martellare e il procedimento finale di fissaggio/viraggio con appositi bagni precedono la fase finale di asciugatura e stiratura dello stampato, che diviene quindi pronto per entrare nelle case.

Oggi viene impiegata una variegata gamma di colori e gli stampatori più aggiornati hanno continuato al ricerca di nuovi soggetti avvalendosi anche della collaborazione di noti artisti. Le tele stampate trovarono un nuovo splendore grazie ad una maestosa esposizione etnografica tenutasi a Forlì nel 1921. Insieme alla rivalorizzazione fortemente supportata dalla nobildonna Eugenia Rasponi di Santarcangelo, le stampe romagnole riuscirono a guadagnare un particolare prestigio rendendole tuttoggi uno dei manufatti artigianali più apprezzati e valorizzati della cultura romagnola.